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A meno che non siate vissuti isolati nelle scorse settimane,
avrete sicuramente sentito parlare dei sabotaggi recentemente
effettuati contro alcuni dei principali siti Internet.
Numerosi BIG della Rete sono stati messi in ginocchio da quello
che sembra essere stato il più massiccio attacco mai lanciato
contro importanti portali e siti web.
Yahoo! è stato il primo
a subirli, avendo riportato un blackout di tre ore domenica 6
febbraio.
Buy.Com non era raggiungibile
la mattina di lunedì 7, CNN
ed eBay non lo erano nel pomeriggio,
mentre Amazon e Zdnet
sono rimasti isolati parecchie ore la notte di lunedì.
Articoli tecnici hanno spiegato il fenomeno come un Distributed
Denial of Services attack (DDoS): un genere di attacco nel
quale i cosiddetti pirati (crackers) attivano un numero
elevatissimo di false richieste da più macchine allo stesso
server consumando le risorse di sistema e di rete del fornitore
del servizio. In questo modo il provider *affoga* letteralmente
sotto le richieste e non è più in grado di erogare
i propri servizi, risultando quindi irraggiungibile.
Alcuni dei network provider coinvolti hanno dichiarato di essere
stato sommersi da oltre 1 Gb al secondo di traffico.
Anche se questo genere di attacco non è affatto nuovo sulla
Rete, non ne erano mai stati rilevati su così vasta scala
e su così tanti obiettivi importanti quasi in contemporanea.
Gli antenati degli attuali attacchi si manifestavano andando ad
esaurire risorse hardware della vittima, quali lo spazio
su disco, la memoria e la CPU: ciò era ottenibile spedendo
pochi pacchetti malformati che mandavano in crash il sistema remoto.
Il più noto tra le utility di questo genere è stato
nuke e il più popolare WinNuke, che mandava
in crash il famoso OS della casa di Redmond (WinNuke è
ancora in grado di mandare in crash molte macchine desktop Win95
e server NT se non hanno applicato le opportune patch, N.d.R.).
Il primo (e il più abusato) prodotto di DoS che ha acquisito
notorietà è stato lo smurf attack che tutt'oggi
è in grado di paralizzare reti con tecnologie non aggiornate
(generalmente piccole/medie aziende e ISP locali).
In seguito è venuto The LowDown, conosciuto anche
come Network Saturation Attack o Bandwidth Consumption
Attack: un nuovo attacco DoS in grado di inondare un network
di un numero impressionante di pacchetti. I router e server che
subiscono l'attacco, nel tentativo di gestire correttamente il
traffico compiono un eccessivo lavoro che li mette in crisi. Ovviamente
l'eccesso di traffico ostile rende impossibile anche il traffico
lecito (posta, web, ecc.) bloccando quindi in pochi minuti intere
reti.
La generazione successiva (l'attuale) è appunto quella
dei Distributed Denial of Service (DDoS) attack.
Spingendo all'eccesso l'idea del network saturation attack,
il DDoS ripete lo stesso approccio utilizzando però diversi
punti d'ingresso contemporanei: in questo modo un cracker è
in grado di mettere in ginocchio sistemi più grandi che
sarebbero indifferenti ad un singolo flood. Per effettuare
questo genere di operazione si deve poter installare un proprio
agente sui sistemi da cui si vuole scatenare l'attacco stesso.
È quindi una tecnica che viene preparata per tempo, attrezzandosi
con un pool di macchine compromesse da poter scagliare
contro il sistema vittima.
David Dittrich ha fatto un eccellente lavoro descrivendo i diversi
tools attualmente usati per questo genere di attacco. L'analisi
di questi prodotti è disponibile su http://staff.washington.edu/dittrich/misc;
nello specifico:
- Trinoo - http://staff.washington.edu/dittrich/misc/trinoo.analysis
- Tribe Flood Network - http://staff.washington.edu/dittrich/misc/tfn.analysis
- Stacheldraht - http://staff.washington.edu/dittrich/misc/stacheldraht.analysis
- TFN2K - http://packetstorm.securify.com/distributed/TFN2k_Analysis.htm
Su http://www.hackernews.com/bufferoverflow/00/dosattack/dosattack.html
è disponibile un'interessante descrizione - più
divulgativa delle precedenti - sui vari tipi di denial of service
attack.
La principale domanda cui tutti cercano di rispondere è
chi sia stato a effettuare questi attacchi e perché.
Inoltre sono stati organizzati diversi incontri per cercare di
capire come sono condotti questi attacchi e come sia possibile
difendersi.
Sulla Rete sono disponibili alcune note sul workshop del CERT
(=Computer Emergency Response Team) presso:
e alcune note esplicative su:
- http://staff.washington.edu/dittrich/talks/cert/
Il CERT ha inoltre pubblicato un avviso a questo riguardo proprio
lo scorso mese di gennaio:
- http://www.cert.org/advisories/CA-2000-01.html
Tra le diverse ipotesi prese in considerazione vi è anche
quella di un'azione portata avanti dai servizi segreti americani
per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla questione della sicurezza
su Internet e far approvare più rapidamente il nuovo testo
di legge (Electronic law enforcement) attualmente allo studio
del parlamento americano, che introdurrebbe severe restrizioni
e controlli sulla Rete. Maggiori dettagli su questa ipotesi presso
http://listserv.syr.edu/scripts/wa.exe?A2=ind0002&L=foi-l&F=&S=&P=9484
In realtà questi attacchi sono resi possibili dall'attuale
implementazione del protocollo TCP/IP. Per una scelta di realizzazione,
infatti, non è stata posta particolare sicurezza sull'identificazione
del mittente di ogni pacchetto e se questo da una parte consente
garanzie di anonimato, dall'altro può essere sfruttato
con apposite tecniche per far credere che il pacchetto provenga
da sistemi differenti da quello effettivo. Queste limitazioni
saranno in parte superate dalla prossima adozione di IPv6.
Ad oggi non esiste una soluzione unica al problema ma esistono
molti modi per tutelarsi; nei paragrafi che seguono ne presentiamo
alcuni.
Network Incoming Filtering
Tutti gli ISP dovrebbero implementare dei filtri in ingresso
sui propri router e firewall in modo da bloccare i pacchetti che
contengano informazioni alterate sulla loro provenienza (in gergo
SPOOFED).
Anche se questo accorgimento non impedisce il verificarsi di un
attacco, consente di ricostruire la provenienza dei pacchetti
in maniera più semplice e veloce.
Per maggiori informazioni sui filtri in ingresso: RFC 2267 su
http://info.internet.isi.edu/innotes/rfc/files/rfc2267.txt
Limit Network Traffic
La maggior parte dei router consente oggi di limitare la quantità
di banda usata da un particolare servizio.
Questa capacità è spesso definita come traffic
shaping o Quality of Service (QoS) ed è implementabile
anche utilizzando una piccola macchina Linux come gateway.
La Cisco chiama questa capacità Committed Access Rate
(CAR).
Sfruttando questa caratteristica, per esempio, è possibile
configurare i propri sistemi in modo da fornire più banda
ai servizi web a discapito di altri servizi (per esempio ftp).
Com'è facilmente intuibile, questa capacità può
essere usata anche in maniera reattiva per fermare un DDoS.
Per esempio se l'attacco usa pacchetti ICMP o pacchetti TCP SYN
è possibile configurare i sistemi in modo da limitare la
banda utilizzabile da questi pacchetti.
Per maggiori informazioni:
Intrusion Detection Systems e Host Auditing Tools
È possibile utilizzare un Intrusion Detection System
o un tool di auditing per identificare malintenzionati mentre
cercano di comunicare con i loro sistemi slave, master
o agent. Ciò consente di sapere se alcune macchine
all'interno della propria rete sono utilizzate per lanciare un
genere di attacco conosciuto ma non sempre sono in grado di identificare
nuove varianti o prodotti nuovi.
La maggior parte delle soluzioni commerciali sono ormai in grado
di riconoscere Trinoo, TNF o Stacheldraht.
L'FBI fornisce gratuitamente un prodotto chiamato "find_ddos"
che cerca all'interno del filesystem prodotti di DDoS quali Trinoo,
TNF, TNF2K e Stacheldraht
Il prodotto è disponibile solo in formato binario sia per
Solaris (Sparc e Intel) che per Linux (Intel):
(non dimentichiamo che l'assenza di sorgenti rende l'applicativo
non controllabile e quindi, potenzialmente, potrebbe contenere delle
backdoors, N.d.R.)
Network Auditing Tools
Sono numerosi i programmi che consentono l'analisi di una
intera rete aziendale per verificare la presenza di agenti per
DDoS.
Dave Dittrich, Marcus Ranum e altri esperti hanno sviluppato un
prodotto di cui rilasciano anche i sorgenti denominato dds:
con il quale è possibile identificare
Trinoo, TFN e Stacheldraht.
By. M. Iannacone
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